A metà tra il Drugo Lebowski e un Saiyan di Dragonball, la Kara alias Supergirl di Milly Alcock funziona alla grande, divenendo specchio della Generazione Z. E Krypto è il motore della storia. Un po' Il grande Lebowski e un po' Dragonball. Trench sdrucito e chioma bionda. Senza giri di parole, la Supergirl di Craig Gillespie funziona. Eccome, se funziona. Intrattenimento puro, di quello che non rinuncia a una certa emotività senza dimenticare una buona dose di spettacolo. Com'è regola sacrosanta. Funziona, perché di eroine così il cinema - e l'immaginario pop - ne ha bisogno. Creare il mito, accendere il sogno, giocare con l'universo dei fumetti per renderli, in qualche modo, materia ancor più tridimensionale. Materia umana, diremmo, nonché vivida nell'intercettare il profilo umano dietro la maschera, anche (e soprattutto?) per merito ...
2026-06-24 16:00:00